Riscaldamento ecologico in condominio

31 dicembre 2016. Una data da non dimenticare e da tenere bene in mente per chiunque viva in un condominio a riscaldamento centralizzato. In questo tipo di condominio diventa obbligatorio, a partire proprio dal 31 dicembre 2016, aver fatto montare le valvole termostatiche su ciascun termosifone (o altro corpo scaldante) e un contabilizzatore per ogni appartamento. 


Addio dunque al calore centralizzato e indifferenziato, largo a sistemi piu' moderni improntati al risparmio energetico liberando cosi' meno inquinanti in atmosfera. Lo scopo e' quello di poter regolare la temperatura in ciascuna stanza secondo i propri bisogni ed esigenze e pagare, per quanto possibile, i consumi effettivi a unita' immobiliare e non piu' pro-quota millesimale. Sullo sfondo c’e' il famoso “piano 20-20-20” subentrato al protocollo di Kyoto, ovvero la riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, la crescita al 20% dell’energia da fonti rinnovabili e il 20% di risparmio energetico entro il 2020. 


E’ l’Europa a chiedere questa svolta, per la precisione la direttiva europea 2012/27 sull’efficienza energetica, che unita ad altri provvedimenti sta consentendo al vecchio continente di rientrare nei parametri tollerati di emissioni di CO2. La platea di cittadini interessata dal decreto legislativo 102/2014 - che recepisce la normativa europea imponendo, per l’appunto di dotarsi di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione (o ripartizione) del calore - e' molto ampia e alto e' il rischio di sanzioni amministrative per il condo'mino e di procedure di infrazione per il Paese. Occorre quindi muoversi in fretta considerando i tempi di approvazione in assemblea del progetto e realizzazione dei lavori. Ma come procedere? La prima mossa e' la redazione della “diagnosi energetica” del sistema edificio-impianto in cui si testa lo “stato di salute energetico” di tutto l’insieme. 


Il tecnico o la ditta impiantistica incaricata, sulla base di sopralluoghi puntuali alle unita' immobiliari e della risultante diagnosi, sara' in grado di redigere un progetto con tanto di capitolato di spesa per poi affi dare i lavori di contabilizzazione. Fin qui si adempie all’obbligo di legge, ma l’occasione e' senz’altro propizia per valutare tutto il sistema riscaldamento del condominio e cioe' valutare, per ottimizzare il risparmio energetico, la funzionalita' dei corpi scaldati installati (termosifoni o termoconvettori) e anche quello della centrale termica. 


E’ infatti indubbio che la mera contabilizzazione del calore con l’installazione delle termo valvole incida in modo marginale sui consumi energetici mentre una incisiva azione di efficientamento energetico che preveda la possibilita' di installare corpi scaldanti efficaci (per esempio, termosifoni al posto dei termoconvettori) e sostituire le vecchie caldaie con quelle a condensazione renderebbe tangibile il risparmio per il condo'mino. Riassumiamo di seguito le fasi della messa a norma del riscaldamento.   


CHI FA COSA   


L’amministratore di condominio 


Innanzitutto l’amministratore di condominio deve farsi carico di mettere all’ordine del giorno dell’assemblea condominiale la questione dell’adeguamento al decreto 102, eventualmente convocando un’assemblea straordinaria per garantire che tutto l’iter si possa svolgere con tempistiche tali da evitare le sanzioni.   


L’assemblea di condominio 


L’assemblea dovra' poi incaricare un professionista termotecnico con esperienza in materia di contabilizzazione del calore e conoscenza delle norme tecniche vigenti (UNI). Compito del progettista sara' quello di ispezionare tutte le unita' immobiliari e fornire una relazione dettagliata nella quale non devono mancare: l’analisi dello stato di fatto dell’edificio, le possibilita' di miglioramento dal punto di vista energetico e i dettagli tecnici sui dispositivi di contabilizzazione e termoregolazione.   


L’azienda specializzata 


Un’azienda specializzata nella contabilizzazione del calore realizzera' poi l’intervento di installazione dei ripartitori e delle valvole termostatiche sui radiatori, seguendo le indicazioni del progettista per garantire che i dispositivi siano adatti al tipo di impianto e correttamente programmati, al fine di ottenere gli obiettivi di risparmio previsti. La medesima azienda successivamente si occupera' della lettura annuale dei contabilizzatori e della ripartizione delle spese di riscaldamento sulla base della normativa vigente. 


Il manutentore dell’impianto 


Un altro soggetto riveste un ruolo di fondamentale importanza: il manutentore dell’impianto centralizzato. È questa societa', solitamente, che si occupa di apportare le necessarie modifiche alla centrale termica cosi' che il nuovo sistema di contabilizzazione funzioni a dovere. Le principali operazioni a carico del manutentore sono: il lavaggio dell’impianto prima dell’installazione delle valvole, la sostituzione delle pompe con nuovi circolatori a frequenza variabile, il bilanciamento dell’impianto mediante apposite apparecchiature, il riempimento del circuito a fine lavori e lo sfiato dell’aria per consentire la propagazione del fluido termovettore in tutta la rete di distribuzione dell’edificio. Come si puo' notare le figure coinvolte sono tante e i ruoli ben definiti: l’obiettivo condiviso dev’essere svolgere un lavoro di qualita' in tempi tali da evitare pesanti sanzioni.   


CHI DEVE ADEGUARSI 


Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del d.lgs.102/2014 il legislatore ha ritenuto opportuno regolamentare la contabilizzazione del calore negli impianti di riscaldamento centralizzato piu' diffusi, con l’intento di ottenere il maggior risultato possibile in termini di risparmio energetico ed economico per l’utente e per lo Stato. L’intenzione e' chiara: gli edifici piu' datati rappresentano la maggioranza dello stock immobiliare, pertanto la contabilizzazione individuale va implementata prima possibile. Nelle maggiori citta' italiane il 17% delle famiglie risiede in edifici costruiti prima del 1950, mentre il 60% delle famiglie vive in edifici costruiti tra il 1950 e il 1989. 


Si tratta di milioni di famiglie. In quei decenni il tema dell’efficienza energetica non era molto sentito e la priorita' di progettisti e imprese di costruzione non era certo la coibentazione dei muri esterni degli edifici né l’isolamento delle tubazioni degli impianti termici. Le tecnologie nel settore edile lasciavano alquanto a desiderare. Negli impianti costruiti fino agli anni ’80, quelli a distribuzione verticale, le unita' immobiliari ricevono il fluido termovettore dai diversi montanti che servono i locali di ogni piano dell’edificio posti sulla stessa colonna. In questa tipologia di impianti la forma applicabile per la misurazione individuale del calore e' la contabilizzazione indiretta, resa possibile dall’installazione dei ripartitori di calore e delle valvole termostatiche su ogni radiatore. A partire dagli anni ’80, invece, la distribuzione utilizzata negli impianti termici centralizzati e' stata quella ad anello, in cui e' possibile intercettare la mandata e il ritorno per ogni unita' immobiliare. Questa tipologia impiantistica si presta all’implementazione della contabilizzazione diretta mediante l’inserimento, al punto di consegna, di un contatore di calore. Questo strumento misura il calore assorbito o rilasciato dal liquido di trasmissione circolante, consentendo di misurare il prelievo di energia termica di un’intera unita' immobiliare.   


Di Sergio Prampolini 

Amministrazione Condominiale     04/05/2016